Guado al Miele

Da quando ho iniziato a sentire parlare di tintura ho capito che il “capitolo indaco” è la prova del 9 di ogni tintore. Nei corsi si presenta sempre come un colore magico e pochi lo insegnano con destrezza. In compenso tra libri sul tema e kit c’è n’è per tutti i gusti e così ho iniziato a provare. Ho provato  comprando soda caustica e spectralite per scioglierlo a pH basico e togliere l’ossigeno,

Ho provato anche con il metodo 1-2-3 di garcia..ma non ho sciolto bene la polvere e così ho avuto una matassa tinta male.però ha fatto il fiore

 

Poi ho seminato il guado comprato da Terre blu e ho provato sia con il metodo chimico che con il metodo naturale.

 

 

Ho provato anche l’indaco indiano acquistato su etsy. Penso che il metodo più semplice sia quello chimico ma il laboratorio si riempe di un odoraccio!! Con fruttosio e calce/miele e liscivia  c’è un gran deposito sul fondo ma non c’è odore. Partendo da polvere si ha un colore decisamente più intenso che dalle foglie di guado.Sintomo che c’è  poco pigmento per foglia e bisogna raccogliere dei gran kg di vegetale.In questo momento ho ancora del succo con liscivia e sto guardando se si deposita sul fondo la polvere..è mooolto sporco,chissà..

 

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Legno campeggio, Haematoxylon campecheanum

Questa pianta è chiamata  Logwood in inglese nei testi di tintura e in internet. Lo dico subito perchè spesso le informazioni principali si ottengono proprio consultando la bibliografia straniera. La pianta, leguminosa, d’alto fusto, è di origine Messicana.

Scoperta grazie alle esplorazioni degli spagnoli, in seguito alla scoperta dell’America, veniva probabilmente già utilizzata dagli aztechi. Si utilizza il legno, di colore rossiccio e lo si compra già in scaglie. Ha un elevato potere tintorio regalando splendide sfumature che vanno dal blu al viola, al lilla e grigio.

Nel mio caso ho sospeso le scaglie del legno in acqua per tutta la notte. Il giorno successivo ho trattato la lana mordenzata in allume e cremor tartaro. Ho visto che il 30% di legno (calcolato sul peso secco della lana) è sufficiente per ottenere come primo bagno un colore blu mentre con il secondo ho ottenuto un bel viola. Non ho portato ad ebollizione l’acqua, ma ho mantenuto la temperatura a 50 °C.  E’ bastata tenere le matasse per mezz’ora in ammollo.

Ho tinto anche del cotone Dmc e ho provato a confezionare una sciarpa con il telaio. Mi sono accorta che se tengo troppo a lungo la matassa nel bagno il colore vira al grigio. Per questo motivo ho cercato di lavorare velocemente senza agitare troppo il bagno.

La molecola che contribuisce alla colorazione si chiama ematossilina ed è effettivamente “colorante” quando si ossida ad emateina. Una piccola curiosità scientifica: l’ematossilina si utilizza in istologia per evidenziare le strutture nucleari e citoplasmatiche. emateina

Ho trovato questo sito in inglese interessante perchè vi da anche informazioni sulla storia della scoperta del campeggio.

http://waynesword.palomar.edu/ecoph4.htm

Al prossimo colore!